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Un amico peloso nella terza età? Si, grazie! Si parla, e purtroppo molto spesso, di solitudine dell'anziano: la compagnia di un animale domestico, in tal senso, può rappresentare la soluzione ideale.
Un piccolo amico da coccolare e curare, infatti, può essere di grande aiuto per colmare i vuoti affettivi e il senso di "inutilità" che affligge molte persone in età avanzata. Ma attenzione: proprio perché deve intervenire su alcune particolari fragilità emotive, il compagno peloso deve essere scelto con attenzione.
Deve infatti possedere un'indole eccezionalmente affettuosa ma al tempo stesso tranquilla, ed offrire una presenza costante senza richiedere un impegno faticoso dal punto di vista fisico. Il gatto Ragdoll soddisfa pienamente questi requisiti.
Autosufficiente come tutti i gatti, si distingue per una capacità di legarsi al suo umano che supera di gran lunga la proverbiale dedizione del cane.
Questo bellissimo gatto dagli occhi blu sorprende per le sue singolari doti di dolcezza e mansuetudine: costantemente bisognoso di coccole e attenzioni, stringe con il suo proprietario un profondo legame d'amore che desta stupore e commozione. La sua giornata ideale è quella trascorsa fra le braccia del padrone, a godere delle sue carezze e ad ascoltare la sua voce.
Buono, silenzioso e intelligente, il Ragdoll impara rapidamente ad ubbidire, tanta è la volontà di compiacere la sua "dolce metà" umana.
Con un Ragdoll in casa, come sentirsi soli? Lo vedrete seguirvi da una stanza all'altra, come un'ombra amorevole e discreta. La sua fede nell'umano è sconfinata: non a caso, lo stesso nome "Ragdoll" (ovvero "bambola di pezza") nasce dalla totale fiducia con cui questo micio si abbandona fra le braccia del padrone.
A questa meravigliosa ricchezza affettiva, il Ragdoll affianca uno scarsissimo bisogno di cure fisiche: la sua costituzione, massiccia e robusta, non richiede particolari accorgimenti per restare in salute. Per la sua folta pelliccia bastano un paio di spazzolate settimanali; un po' di moderazione nella dieta eviterà l'insorgenza di sovrappeso e irregolarità intestinale.
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In questo periodo particolare, in cui tutti noi dobbiamo fare la nostra parte restando a casa, c'è sicuramente una nota positiva: hai più tempo a disposizione per i tuoi cari e per il tuo piccolo amico peloso.
Se di solito hai poche occasioni per coccolare il tuo gatto e per giocare con lui, puoi quindi approfittare di questo momento per rinsaldare il vostro rapporto.
La prima cosa che potresti scoprire, però, è che intrattenere un felino non è sempre facile: quello che a prima vista sembra un gioco divertente potrebbe annoiarlo presto o addirittura non interessarlo. Tu non scoraggiarti e insisti. Soprattutto, osserva.
Ogni gatto ha le sue preferenze in fatto di giochini: ad uno piacciono alla follia gli inseguimenti e le cacce, un altro preferisce stanare le prede dai nascondigli, un altro ancora ama saltare e acchiappare al volo. Il bello, in tutti i casi, è che i giocattoli possono essere confezionati in un attimo e con materiali facilmente reperibili.
Ecco qualche idea da provare subito.
- Palline.
Appallottola un foglietto o un pezzetto di carta d'alluminio. Mostra la pallina al tuo micio e lanciala lontano: il peloso correrà a prenderla per giocarci o riportarla indietro. Puoi anche inserirla in una scatola o nasconderla sotto una coperta per simulare una preda da stanare. E a proposito di prede da stanare, puoi diventarlo tu stesso nascondendoti dietro una porta: chiama poi il tuo micio sottovoce e aspetta che ti scovi.
- Inseguimenti.
Un pezzetto di carta legato ad una cordicella, un lungo nastro (bene le "coulisse" delle tute da ginnastica) con un nodo all'estremità o addirittura il metro da sartoria: l'importante è creare un oggetto da rincorrere e cacciare. Porta in giro la "preda" e loda il tuo micio ogni volta che la acchiappa.
- Prede in volo.
Prendi la cordicella con l'oggetto all'estremità descritta sopra e lega l'altro capo ad un bastoncino: otterrai la cosiddetta "canna da pesca per gatti" che, se preferisci, puoi anche acquistare già pronta on line. Muovi la canna in modo da far "svolazzare" l'oggetto simulando un uccellino: il tuo gatto cercherà di afferrarlo con zampate e salti acrobatici, divertendosi un mondo.
Nota come "acari delle orecchie del gatto", l'otoacariasi è una problematica che interessa sia il gatto di strada che quello domestico; anche se a favorirla sono principalmente la sporcizia e la promiscuità, infatti, questa patologia si diffonde con grande facilità, anche tramite contatti indiretti o occasionali.
A scatenarla è l'"Otodectes Cynotis", un acaro che predilige i luoghi caldi, umidi e ricchi di detriti con i quali può sfamare le sue nutrite colonie.
Questo microscopico insetto trova nel condotto uditivo del gatto le condizioni ideali per la sua sopravvivenza e la sua riproduzione; una volta insediatosi, si ciba delle secrezioni e dei residui di pelle, infestando in breve tempo entrambe le orecchie e propagandosi nell'ambiente circostante.
Gli acari delle orecchie hanno la capacità di muoversi molto rapidamente: per questo, l'otoacariasi possiede un indice di trasmissibilità eccezionalmente elevato.
Il contagio non riguarda l'uomo; questi acari, infatti, si trasmettono solo fra gli animali domestici (gatti e cani, ma anche furetti). Sintomo più caratteristico della otoacariasi è il prurito: il gatto si gratta continuamente (spesso sempre lo stesso orecchio) e tiene la testa piegata da un lato.
Osservando i padiglioni auricolari si potranno notare arrossamenti diffusi, lesioni da grattamento, crosticine e soprattutto una sovrabbondanza di cerume nerastro del tutto simile ai fondi di caffè.
A differenza del normale cerume, questa secrezione è molto maleodorante per la presenza dei batteri e del sangue coagulato. Talvolta l'infiammazione si estende anche all'esterno, nella zona intorno alle orecchie e sul dorso, inducendo erroneamente a pensare ad un'allergia o ad una comune dermatite.
Per capire se si tratta davvero di otoacariasi basta osservare l'interno delle orecchie e il comportamento del gatto: una cute molto irritata, la presenza di cerume anomalo, il grattamento eccessivo e la postura innaturale sono indizi di una probabile infestazione.
In questo caso è fondamentale rivolgersi subito al veterinario per tutti i controlli e gli esami del caso: questo tipo di acaro non può essere individuato ad occhio nudo, e trascurare o rimandare il problema può solo peggiorarlo.
Un’otoacariasi non curata o trattata in modo sbagliato, infatti, può facilmente degenerare in otiti e altre affezioni gravi, arrivando perfino a danneggiare la funzionalità uditiva.
Nell'eventualità di un’ infezione da acari delle orecchie, il veterinario prescriverà una terapia farmacologica mirata a base di antibiotici e antiparassitari. Non meno importanti sono le misure preventive, che consistono in una scrupolosa igiene degli spazi domestici e nella regolare ispezione delle orecchie del gatto.
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Se stai prendendo in considerazione l'idea di microchippare il tuo micio, stai per compiere un passo molto importante per la sua sicurezza e la tua tranquillità.
L'impianto del microchip e l'iscrizione all'Anagrafe Felina, infatti, rappresentano il sistema più efficace per ritrovare il gatto in caso di furto o smarrimento: per questo sono, di solito, caldamente raccomandate ai proprietari che lasciano il proprio gatto libero di allontanarsi da casa.
Per questo tipo di procedure, la legge non prevede alcuna obbligatorietà (al contrario di quanto accade, invece, nel caso del cane). Unica eccezione, i viaggi all'estero: se porti il tuo gatto fuori dall'Italia, infatti, prima di partire devi necessariamente microchipparlo per ottenere il rilascio del Passaporto Europeo.
L'applicazione del microchip e la registrazione all'Anagrafe sono prestazioni a tutti gli effetti, il cui costo varia da veterinario a veterinario; non possono essere erogate da tutti gli ambulatori, ma solo da quelli che aderiscono all'Anagrafe (la lista è disponibile sul sito ufficiale).
Quest'ultima è una banca dati informatizzata, non pubblica ma privata, che serve a registrare i riferimenti di tutti i gatti dotati di microchip. Quando un gatto viene sottoposto all'impianto del microchip, il veterinario che ha effettuato l'intervento crea una scheda sul registro dell'Anagrafe, riportandovi i suoi dati segnaletici (razza, età, colore del manto, ecc.), i dati anagrafici del suo proprietario e il codice identificativo di 15 cifre contenuto all'interno del suo microchip.
Ma cos'è, esattamente, il microchip?
E' una piccola capsula in vetro trasparente biocompatibile assolutamente sicura per la salute dell'animale. Viene inserita fra le scapole o ad un lato del collo tramite un’inoculazione veloce e indolore; l'anestesia non è necessaria, se non in caso di gatti molto ansiosi. Il gatto potrà conviverci tranquillamente e non ne avvertirà mai la presenza.
Il microchip, infatti, funziona come un "transponder": normalmente è inerte, e si attiva solo quando viene letto da un apposito apparecchio. E ciò avviene solo in un caso: quando il micio viene portato da un veterinario aderente per rintracciare il suo proprietario.
Quando un gatto con microchip viene smarrito, infatti, chi lo ritrova deve recarsi presso i servizi sanitari ASL o presso un qualsiasi ambulatorio veterinario, dove verrà appurata la presenza del microchip. Se il gatto è effettivamente microchippato, basterà portarlo presso un veterinario che aderisce all'Anagrafe per procedere all'identificazione.
Ad un veterinario aderente dovrà rivolgersi anche chi smarrisce: in questo caso, infatti, sarà necessario effettuare la segnalazione in banca dati. Per rendere efficaci le procedure di ritrovamento, ogni variazione anagrafica riguardante il gatto e il suo proprietario deve essere sempre tempestivamente comunicata al veterinario aderente, così da poter modificare la scheda in tempo utile.